Archivio di maggio 2007

Luna bluff

mercoledì 30 maggio 2007


Qualche anno fa un mio amico mi portò il famoso libro di Bill Kaysing “Non siamo mai andati sulla luna”. Dopo che aprii la prima copertina e vidi cosa c’era sotto, una “controcopertina” che ritraeva gli astronauti “allunati” in uno studio cinematografico, scoppiai a ridere e liquidai il tutto come trash, spazzatura pseudo-storico/scientifica.

Oggi mi devo ricredere. Ormai sono fermamente convinto che tutta la missione Apollo fosse una mastodontica macchinazione con lo scopo di risollevare le sorti dell’America che stava perdendo la guerra fredda con la disfatta del Vietnam.

La “conquista della luna” sortì l’effetto desiderato e l’allunaggio ebbe un enorme impatto sull’immaginario collettivo, divenne storia: la bandiera degli Stati Uniti fu piantata sul nostro satellite (e sulle nostre teste) nel 1969.

Probabilmente fu l’inganno collettivo più importante del secolo scorso: cambiò per sempre gli eventi storici, le stelle e le strisce da quel punto in poi furono i dominatori del nostro pianeta, un dominio di immagine!

La luna cosi desiderata e decantata dai poeti, dai folli e dagli ubriachi, la luna dei lupi mannari e dei visionari era stata rubata, calpestata, violata, strumentalizzata a scopi politici ed economici, un po’ come ce la rappresentò il maestro Federico Fellini nel suo ultimo film, “La voce della luna“.

Fu un “golpe simbolico” globale, un colpo di stato nel nostro universo di simboli dalla portata e dalla risonanza inimmaginabili.

Perché dico questo?

Guardando le foto di allora con gli occhi di oggi si scopre infatti che le cose non sono assolutamente andate come ce le hanno raccontate.

Questo sito descrive con dovizia di particolari le innumerevoli incongruenze che chiunque può riscontrare analizzando le fotografie fatte sulla luna durante le missioni Apollo.

Il video seguente (in inglese) mostra la tecnologia utilizzata per fare ondeggiare gli astronauti sulla pseudo-luna:


Addio pilastri del cielo

lunedì 28 maggio 2007

Pini che verranno abbattuti

“Se tagliamo tutti gli alberi, poi il cielo cadrà sulle nostre teste”

Proverbio indiano.

Addio pini alti e maestosi. Vi abbatteranno uno ad uno in nome della cieca razionalità urbanistica. Addio alla vostra grandezza, all’ombra senza stagione che siete stati capaci di donarci per decenni.

Addio ai vostri aghi che dopo gli acquazzoni estivi ricoprivano le nostre strade.

Addio al vostro verde e al vostro odore che si mescolava all’aria salmastra.

Addio per sempre! Ci mancherete!

Guai in Vista…

sabato 26 maggio 2007


Ecco cosa succede quando i famosi sistemi operativi a finestre smettono di funzionare…

La donna di plastica

venerdì 25 maggio 2007

La donna perfetta

Perfetta, sinuosa, ferma, taciturna. Eppure sempre pronta e disposta a soddisfare gli appetiti del compagno. Giovane, bella e silenziosa. Sta dove la metti. Non russa. Non si agita sotto le coperte.

E’ un po’ statica, è vero, però almeno non finge di arrivare al climax del piacere erotico. Non invecchia mai, è sempre in forma, non deve sottostare alla tortura di restrittivi regimi dietetici, è magra.

Non pretende regali, ha sempre l’aria soddisfatta, praticamente non mangia. Non consuma, non guida e non esce di casa mai da sola.

Non fuma e non si ubriaca, non si impasticca. E’ immune a tutte le umane malattie. Non si lamenta mai. Dice sempre di sì. Mai un diniego, neppure una piccola opposizione ai propositi dell’uomo che le sta accanto.

Non ha amiche che le telefonino, anzi, non usa mai il telefono…

E’ la bambola che qualcuno forse vorrebbe farci desiderare, una donna appena uscita da un manga erotico, una perfetta donna di plastica.

Andrea e lo scalino della farmacia

giovedì 24 maggio 2007

 barriera architettonica

Andrea guardava pensieroso la vetrina della farmacia.

Gli passo accanto, lo chiamo, come al solito. Si gira, ha l’aria affranta e rattristata. E’ rosso in volto. Gli chiedo banalmente – Come va?

Andrea non risponde. Non può entrare in farmacia, nonostante la porta automatica, c’è uno scalino oltre cui la sua carrozzina motorizzata non può muoversi.

Provo ad aiutarlo, a fatica riesco ad alzare il suo mezzo di trasporto elettrico. Mi ferisco leggermente ad una mano. Alla fine riesco.

Se non fossi passato casualmente accanto ad Andrea, chi l’avrebbe aiutato? Forse se ne sarebbe andato senza potere acquistare le medicine…

Una farmacia non dovrebbe avere barriere architettoniche: ho vestito per un attimo i panni di Andrea ed ho provato un senso di rassegnazione: mi sono sentito un peso per una società che esclude le categorie sociali più deboli da un’azione banale come quella di comprarsi un’aspirina.

La ginnastica della macchina

martedì 22 maggio 2007

Macchine fitness

La fiera “Rimini Wellness”, che ho visitato domenica scorsa, mi ha aperto gli occhi sulla concezione che gli operatori del settore hanno del benessere: si tratta essenzialmente di fare muovere macchine, di entrare in simbiosi carnale-metallica con esse.

Il 90% degli stand presenti alla fiera infatti erano dedicati ai nuovi “attrezzi” per fare muovere forzatamente lavoratori sedentari che trascorrono le otto ore seduti davanti ad una scrivania.

Il tutto è stato condito con una idea più moderata dell’esercizio fisico rispetto alla precedente “California fiera del body-building” ma alla fine l’ideologia che ne sta alla base è la medesima.

Un’idea che le otto ore di lavoro si debbano prolungare anche in palestra. Non basta avere a che fare per la maggiorparte del tempo lavorativo con strumenti, macchine, computer, insomma con la “dimensione dell’inorganico” dotata senza dubbio di un forte sex appeal, ma anche nel tempo libero bisogna appoggiarsi a congegni sofisticati, dobbiamo ibridarci con essi, dobbiamo insomma continuare ad alimentare, spingere, controllare macchine.

Tutto ciò alla resa dei conti ci depriva di una cosa importantissima: il contatto fisico! Gli esercizi si possono fare benissimo a coppie evitando costosissimi e spesso inutili apparati. Questo si impara facendo arti marziali e ginnastica a corpo libero.

Ma la palestra di oggi deve essere piena di tecnologia, deve stupire con le luci degli schermi, con computer che regolino il nostro allenamento ed in ultima istanza ci dominino.

I Rangzen mi hanno fatto sognare…

domenica 20 maggio 2007


Venerdì scorso, 18 Maggio, ho avuto il piacere assieme a mia moglie Olga di assistere ad un fantastico concerto della band riminese.

Per chi non li conoscesse, i Rangzen sono una formazione che esegue splendidamente quasi tutte le canzoni dei Beatles con assoluta fedeltà nel sound e negli arrangiamenti.

Sono anche un gruppo intergenerazionale: nella band militano ragazzi di oggi assieme a ragazzi degli anni 60-70.

L’occasione è stato il tributo a “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, forse il disco più rappresentativo degli scarafaggi di Liverpool, presso un gremitissimo Teatro degli Atti di Rimini.

I Rangzen hanno eseguito interamente l’album avvalendosi dell’apporto di strumentisti esterni e si sono cimentati anche in diversi brani tratti da altri due LP dei Beatles: Revolver e Magical Mistery Tour.

Uno spettacolo veramente valido che il pubblico (pagante) ha apprezzato moltissimo.

Indagando sul web ho scoperto anche che i Rangzen hanno registrato presso i mitici studi di Abbey Road a Londra ricevendo i complimenti dal fonico di Paul McCartney.

Ecco il video della registrazione:


Il loro nome in tibetano significa “indipendenza” e sono stati la prima band occidentale a suonare davanti al Dalai Lama e diecimila tibetani a Dharamsala, in India.

Ecco il loro sito ufficiale con tanto di storia, date dei concerti e repertorio:
www.rangzen.it

Se vi capita andateli a vedere, meritano!!!

La vasca motorizzata domenicale

giovedì 17 maggio 2007

solitudine in auto

Girano, girano in solitudine.

Stanno in fila disciplinati protetti dal loro vestito metallico a quattro ruote, solitari. E’ domenica pomeriggio. Ben vestiti, curatissimi, i capelli ben pettinati, le camicie fresche di bucato.

Eppure soli. Quasi ipnotizzati dall’autoradio, dalle cronache delle partite, dalle classifiche musicali.

Automobili pulitissime, impeccabili, modelli costosi e trendy, le carrozzerie prevalentemente argentee e nere. Belle, non c’è dubbio.

Il nero prevale anche nell’abbigliamento.

Dove vanno? Oggi è un giorno di festa, non si lavora.

Guardo il loro lento procedere. E penso a quanto spazio possa occupare una persona che decide di muoversi solitaria con automobili da 4 o 5 posti. Bellissime scatole metalliche.

Forse cercano un parcheggio? No, non può essere. Sono girotondi inutili, gli spazi sono saturi. I posti auto sono pieni.

Penso a come sia impossibile conoscerli, sono protetti nel loro guscio motorizzato che infondo rappresenta una parte di loro.

Eminenti sociologi ci insegnano che gli stili di consumo definiscono l’identità, però vedendo queste donne e questi uomini così assorti e presi da loro stessi penso che il consumismo estremo li abbia, ci abbia, alienati.

Credo che ci abbia tagliato i ponti, abbia tolto a tutti noi la possibilità di rompere le metalliche corazze dell’incomunicabilità.

La dimensione del villaggio, della comunità è persa per sempre. Viviamo, senza rendercene conto abbastanza, in una società in cui gli individui sono definiti da una seria di gusci esteriori e in quanto tali, gusci! Solo simulacri!

Così le nostre dimensioni interiori, i nostri nuclei vitali scompaiono nell’enorme orgia mercantilista. Ci siamo persi?! Dove siamo?

E la domenica che un tempo era un giorno dedicato alla famiglia e alla socialità, diventa oggi una lunga interminabile colonna di cuori solitari.

Manhattan Cattolica

mercoledì 16 maggio 2007

Un monumento alla speculazione edilizia

Facendo il bagno, per la prima volta quest’anno, proprio in prossimità del pontile al centro del litorale di Cattolica, sono rimasto colpito guardando il litorale dal mare: c’era qualcosa di nuovo e piuttosto disturbante. All’improvviso ho realizzato che la skyline della nostra cittadina è mutata, ed anche clamorosamente (vedi foto). Non ci avevo fatto caso prima.

Solo osservando la costa da lontano infatti si può valutare l’entità dell’impatto che il fabbricato in costruzione in via Dante ha rispetto alle strutture alberghiere circostanti: è quasi un corpo estraneo.

Questo e altri esempi mi fanno pensare che noi cittadini stiamo subendo una speculazione sempre più spinta in nome degli investimenti nel mattone, un’architettura che obbedisce quasi esclusivamente alle logiche del profitto.

Penso che nel prossimo futuro la logica conseguenza di queste scelte politiche e economiche sarà quella di sviluppare la cittadina in altezza, dal momento che si sta esaurendo lo spazio edificabile orrizzontale: il territorio del comune, come tutti sanno, è un fazzoletto di terra ormai completamente saturo di edifici.

Così il fabbricato in questione potrebbe essere il primo esempio, il capostipite di quello che diventerà il nostro territorio nel prossimo futuro. Con il beneplacito degli amministratori ci troveremo a vivere in mezzo ai grattacieli

Chiaramente sono i dettami del guadagno facile e le collegate connivenze politiche che portano inevitabilmente alla speculazione edilizia più sfrenata: appartamenti, negozi, uffici, centri commerciali… Perderemo forse la nostra bella Cattolica a dimensione d’uomo sacrificata in nome del dio quattrino?

Qualcuno malignamente afferma che è già andata ineluttabilmente perduta. Non sono ancora del tutto d’accordo: prima di fare certe affermazioni bisognerebbe vedere con i propri occhi le periferie delle metropoli come Bangkok, Mosca, Londra o, per rimanere in Italia, Milano…

Grande però è lo sconforto nell’osservare la mia piccola città scivolare gradualmente verso un modello di sviluppo architettonico e urbanistico che ne tradisce la natura di ridente cittadina balneare.

Inno alla biclichetta

lunedì 14 maggio 2007

bicicletta

In questa giornata di torrida calura sub-sahariana ho pensato di elogiare quella grandiosa invenzione che è la bicicletta:

Ferrea leggera invenzione

che sostieni il peso con passione

di alti, bassi, larghi e snelli,

che su di te sono più belli

Oh bicicletta io ti elogio

tu sei discreta, sei un orologio

che segna il tempo senza lancette

e tu le ore le fai più strette.

Il vento liscio e silenzioso

del tuo fluire mi fa orgoglioso

che’ anche di notte potrei viaggiare

e sulla tua canna una dea portare…

PS Ho scritto queste rime infantili di getto, pensando a quando grazie a questo poderoso mezzo si riesce a superare un plotone di autoveicoli incolonnati…


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