Di chi è lo Yoga?

Leggo ora su “la Repubblica” che in USA qualcuno ha pensato di brevettare lo Yoga e che India e Stati Uniti si stanno disputando i diritti d’autore sull’antica pratica indiana:
‘Ufficio Marchi e Brevetti degli Stati Uniti ha emesso 150 diritti d’autore attinenti allo yoga, 134 brevetti su accessori correlati a questa disciplina e 2.315 marchi di fabbrica”…
Pazzesco! Come è possibile brevettare una cultura millenaria, patrimonio storico dell’India che è stata diffusa gratuitamente a beneficio dell’intera Umanità ?
E’ un non-sense: quindi, se ho capito bene, ogni volta che mostrassi a qualcuno il saluto al sole o se decidessi di insegnare qualche asana alla mia nipotina, dovrei versare una quota per il copyright a qualche ente o associazione straniera depositaria del patrimonio intellettuale dello Yoga?
E coloro che insegnano l’Hatha Yoga gratuitamente o quasi, come il mio amico Paolo?
No, mi spiace, non si può ridurre tutto ad una questione di “proprietà ”. Bisogna vincere questo meccanismo perverso di appropriazione indebita, di furto.
Come possiamo depredare culture millenarie impunemente calpestandole a tal punto da ridurle a mero prodotto commerciale, di consumo? Nessuno ha il diritto di brevettare conoscenze di altri popoli, non è giusto, non possiamo lasciare che ciò accada…
La stessa logica del profitto ha spinto le multinazionali alimentari a brevettare numerosi esseri viventi creando ibridi manipolati geneticamente con il solo scopo di rendere i contadini e l’industria alimentare dipendente dai loro OGM: vanno in giro per il mondo a rubare il codice genetico delle colture tipiche di interi popoli per modificarle e renderle brevettabili, quindi, in ultima analisi, per privatizzarle e ricavarci tanti, ma tanti soldi.
E’ una pratica profondamente ingiusta che grida vendetta, un atto di prepotenza della globalizzazione sui popoli più poveri. Una volta modificate geneticamente, infatti, queste piante vengono deliberatamente rese sterili, così i contadini sono costretti ad acquistare le sementi per ogni raccolto. E questo per sempre. Antiche piante millenarie come quelle del riso o della soia, che madre natura ci regalava, sono ora soggette al copyright.
Dopo l’acqua e lo Yoga tra qualche anno le multinazionali privatizzeranno anche l’aria…
12 luglio 2007 alle 12:45
Ciao,
Il punto secondo me è che tutto dipende dal grado di consapevolezza che gli esseri umani hanno di qualcosa.
Al giorno d’oggi viviamo in un’epoca dominata da uno spirito del tempo, “Zeitgeist” come dicono i tedeschi, di tipo materialista, per il quale tutto è merce, ogni cosa, persone comprese, è comprabile e vendibile, persino l’anima e l’equilibrio psico – fisico.
Ma come hanno insegnato i grandi maestri spirituali dell’India contemporanea, quali Gandhi e Krishnamurti, il mondo esteriore, le cose che accadano nel mondo, nella realtà , sono il riflesso della condizione interiore degli esseri umani che popolano una società .
Se la maggior parte degli esseri umani coltiva dentro di sé pensieri e sentimenti di bramosia, possesso, egoismo, gelosia, invidia e avidità , la società che ne risulta sarà caratterizzata da una frenetica corsa all’arricchimento e al profitto a qualunque costo, anche a costo di distruggere completamente l’ecosistema della Terra e i suoi delicati meccanismi di regolazione climatica.
La bramosia della crescita ecnomica a tutti i costi, del PIL, della industrializzazione selvaggia, del consumo insensato e sempre più vertigionoso di risorse naturali esauribili, è il sintomo esteriore del malessare interiore profondo che attanaglia da tempo il genere umano : la volontà di avere in opposizione alla volontà di essere e far evolvere la propria consapevolezza.
Se è vero che sapere è potere, oggi il potere della conoscenza è diventato oggetto di scambio, in vendita sul mercato globale come qualsiasi altra merce.
Da tempo antiche filsofie orientali come yoga, zen , buddismo sono scadute ad articoli merceologici nel gran bazar della New Age, che propone corsi accelerati, master, seminari a pagamento e quant’altro, insomma sono stati fagocitati da quell’onnivoro merketing della spiritualità che sempre più invade riviste, tv e siti internet.
Quanto è più diffcile invece cercare di diventare ogni giorno, attraverso la riflessione, l’autoosservazione e la graduale conoscenza di sé, un pò più consapevoli per sconfiggere o domare i demoni interiori dell’ego !
Andrea
12 luglio 2007 alle 14:10
Ciao Andrea,
la penso esattamente come te. Quello che mi fa rabbia è vedere la globalizzazione consumistica che fagocita tutto e che, come un tritacarne, riduce culture millenarie ad un hamburger da quattro soldi.
E’ triste e deplorevole osservare il decadimento a mero oggetto di consumo di interi patrimoni di conoscenze millenarie. Oggi tutto diventa “zen”, “buddhista”, “yogico” con un colpo magico di bacchetta ed una verniciatura di marketing.
I signori del marketing pensano di potere vendere i ghiaccioli al polo nord e di fare diventare profumata la cacca coprendola con una vernice new age. Ma sempre cacca è e tale rimarrà …