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	<title>Commenti a: Manhattan Cattolica</title>
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	<description>Il mio punto di vista...(con gli occhiali?!)</description>
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		<title>Di: Andrea</title>
		<link>http://www.riminitouring.com/blog/2007/05/16/manhattan-cattolica/#comment-95</link>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jul 2007 12:19:37 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao, 

La devastazione e la cementificazione selvaggia del territorio italiano, in particolare delle sue coste è un fenomeno che sembra ormai inarrestabile, ma che affonda le sue radici nell&#039;epoca del boom economico degli anni &#039;60. 

Allora erano in Italia molto poche,  inascoltate e non di rado sbeffeggiate, quasi fossero profeti solitari che gridavano nel deserto, coloro che denunciavano le orribili deturpazioni nei confronti dello splendido paesaggio italiano.

Tra tutti spiccava la figura di Antonio Cederna, autore di memorabili libri denuncia corredati di ampie documentazioni fotografiche degli scempi che da Nord a Sud venivano compiuti nella più totale impunità e inconsapevolezza dell&#039;incalcolabilità dei danni inferti a quel bene pubblico per eccellenza che è il territorio, l&#039;ambiente naturale e storico-culturale.

Ricordo in particolare il suo &quot;Brandelli d&#039;Italia : come distruggere il bel paese&quot; in cui, nell&#039;introduzione, Cederna scriveva con grande lungimiranza e acutezza :
&quot;...potenti gruppi finanziari sono pronti a investire decine e centinaia di migliaia di miliardi in &quot;grandi opere&quot;,  centri direzionali e commerciali, porti turistici, dighe che non servono a niente, lotizzazioni gigantesche : il nostro capitalismo arretrato fonda ancora le sue fortune sul saccheggio del territorio&quot;.

Nonostante tutto ancora oggi, ad anni di distanza da queste analisi impeccabili, si ritiene da parte di  moltiarchitetti, ammistratori locali e nazionali, politici e sociologi che la bellezza e l&#039;armonia del paesaggio debbano e possano essere sacrificate sull&#039;altare del dio Progresso e &quot;Sviluppo&quot;, quasi fossero un lusso che non possiamo permetterci.

Si spendono cifre esorbitanti per arredi urbani spesso discutibili e per progetti di riqualificazione che finiscono talvolta per erigere vere e proprie cattedrali nel deserto senza nessuna pertinenza con la realtà viva di un territorio ed della sua storia. 

Nessuno che pensi alla necessità vitale di preservare l&#039;anima del paesaggio, quello che i latini chimavano &quot;genius loci&quot;, lo spirito del luogo. 

Una città, un luogo, un territorio, come ben sapevono le antiche culture, è infatti prima di tutto spirito, magia, aura, fascino e unicità, e non solo un ammasso, oggigiorno sempre pià informe, monotono e caotico, di edifici e negozi.   

Perciò una politica, un&#039;urbanistica e un&#039;economia che preservino il più possibile quest&#039;anima del paesaggio e del luogo, sono o meglio sarebbero una politica, un&#039;urbanistica e un&#039;economia che hanno compreso che esistono beni e valori immateriali e non direttamente quantificabili,  altrettanto se non più importanti di quelli puramente materiali e quantificabili in termini economici e di profitto. 

Un ambiente urbano brutto e disarmonico non può che produrre effetti negativi e altrettanto disarmonici sui sensi e sulla mente dei suoi abitanti, spesso anche in modo inconcio e non immediatamente percepibile.

Penso proprio ci sia un&#039;intima e invisibile corrleazione tra la bruttezza crescente delle nostre città, in primis delle periferie, e la sempre maggiore rozzezza, insensibilità, grossolanità e volgarità dei comportamenti delle persone che incontriamo e vediamo intorno a noi. Evidentemente l&#039;&quot;aria&quot; che si respira trasuda disequilibrio, volgarità,  avidità e sfruttamento. 

Ma tutto in noi, nella parte più profona di noi, la nostra essenza interiore,   che ne siamo o no consapevoli, tende invece all&#039;armonia, all&#039;equilibrio, alla bellezza e se non li trova, né fuori nè dentro di sé, reagisce con sdegno, malumore, insoddisfazione, inquietudine ; sentimenti che molte persone cercano di soffocare attraverso droghe, musica martellante, forme di divertimento stupide e vuote, velocità ed eccessi di ogni tipo. 

Un grande filosofo contempraneo diceva che osservando il modo con cui gli uomini abitano un luogo e le Terra in genere, si comprende che rapporto intrattengono con l&#039;essere. Mi chiedo,  se avesse potuto vedere in che stato abbiamo ridotto la nostra costa, assassinata dal cemento, cosa ne avrebbe dedotto riguardo allo stato attaule del nostro essere.

Forse che l&#039;abbiamo completamente dimenticato e accantonato, sepolto sotto una coltre di indifferenza verso noi stessi e il mondo che ci circonda, nell&#039;illusione che gli affari e il saccheggio siano l&#039;unica modalità di intrattenere rapporti con l&#039;ambiente e il territorio che abbiamo ricevuto in consegna dai nostri avi e predecessori. 

Che cosa lasceremo in eredità alle future generazioni ?

Andrea</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, </p>
<p>La devastazione e la cementificazione selvaggia del territorio italiano, in particolare delle sue coste è un fenomeno che sembra ormai inarrestabile, ma che affonda le sue radici nell&#8217;epoca del boom economico degli anni &#8217;60. </p>
<p>Allora erano in Italia molto poche,  inascoltate e non di rado sbeffeggiate, quasi fossero profeti solitari che gridavano nel deserto, coloro che denunciavano le orribili deturpazioni nei confronti dello splendido paesaggio italiano.</p>
<p>Tra tutti spiccava la figura di Antonio Cederna, autore di memorabili libri denuncia corredati di ampie documentazioni fotografiche degli scempi che da Nord a Sud venivano compiuti nella più totale impunità e inconsapevolezza dell&#8217;incalcolabilità dei danni inferti a quel bene pubblico per eccellenza che è il territorio, l&#8217;ambiente naturale e storico-culturale.</p>
<p>Ricordo in particolare il suo &#8220;Brandelli d&#8217;Italia : come distruggere il bel paese&#8221; in cui, nell&#8217;introduzione, Cederna scriveva con grande lungimiranza e acutezza :<br />
&#8220;&#8230;potenti gruppi finanziari sono pronti a investire decine e centinaia di migliaia di miliardi in &#8220;grandi opere&#8221;,  centri direzionali e commerciali, porti turistici, dighe che non servono a niente, lotizzazioni gigantesche : il nostro capitalismo arretrato fonda ancora le sue fortune sul saccheggio del territorio&#8221;.</p>
<p>Nonostante tutto ancora oggi, ad anni di distanza da queste analisi impeccabili, si ritiene da parte di  moltiarchitetti, ammistratori locali e nazionali, politici e sociologi che la bellezza e l&#8217;armonia del paesaggio debbano e possano essere sacrificate sull&#8217;altare del dio Progresso e &#8220;Sviluppo&#8221;, quasi fossero un lusso che non possiamo permetterci.</p>
<p>Si spendono cifre esorbitanti per arredi urbani spesso discutibili e per progetti di riqualificazione che finiscono talvolta per erigere vere e proprie cattedrali nel deserto senza nessuna pertinenza con la realtà viva di un territorio ed della sua storia. </p>
<p>Nessuno che pensi alla necessità vitale di preservare l&#8217;anima del paesaggio, quello che i latini chimavano &#8220;genius loci&#8221;, lo spirito del luogo. </p>
<p>Una città, un luogo, un territorio, come ben sapevono le antiche culture, è infatti prima di tutto spirito, magia, aura, fascino e unicità, e non solo un ammasso, oggigiorno sempre pià informe, monotono e caotico, di edifici e negozi.   </p>
<p>Perciò una politica, un&#8217;urbanistica e un&#8217;economia che preservino il più possibile quest&#8217;anima del paesaggio e del luogo, sono o meglio sarebbero una politica, un&#8217;urbanistica e un&#8217;economia che hanno compreso che esistono beni e valori immateriali e non direttamente quantificabili,  altrettanto se non più importanti di quelli puramente materiali e quantificabili in termini economici e di profitto. </p>
<p>Un ambiente urbano brutto e disarmonico non può che produrre effetti negativi e altrettanto disarmonici sui sensi e sulla mente dei suoi abitanti, spesso anche in modo inconcio e non immediatamente percepibile.</p>
<p>Penso proprio ci sia un&#8217;intima e invisibile corrleazione tra la bruttezza crescente delle nostre città, in primis delle periferie, e la sempre maggiore rozzezza, insensibilità, grossolanità e volgarità dei comportamenti delle persone che incontriamo e vediamo intorno a noi. Evidentemente l&#8217;&#8221;aria&#8221; che si respira trasuda disequilibrio, volgarità,  avidità e sfruttamento. </p>
<p>Ma tutto in noi, nella parte più profona di noi, la nostra essenza interiore,   che ne siamo o no consapevoli, tende invece all&#8217;armonia, all&#8217;equilibrio, alla bellezza e se non li trova, né fuori nè dentro di sé, reagisce con sdegno, malumore, insoddisfazione, inquietudine ; sentimenti che molte persone cercano di soffocare attraverso droghe, musica martellante, forme di divertimento stupide e vuote, velocità ed eccessi di ogni tipo. </p>
<p>Un grande filosofo contempraneo diceva che osservando il modo con cui gli uomini abitano un luogo e le Terra in genere, si comprende che rapporto intrattengono con l&#8217;essere. Mi chiedo,  se avesse potuto vedere in che stato abbiamo ridotto la nostra costa, assassinata dal cemento, cosa ne avrebbe dedotto riguardo allo stato attaule del nostro essere.</p>
<p>Forse che l&#8217;abbiamo completamente dimenticato e accantonato, sepolto sotto una coltre di indifferenza verso noi stessi e il mondo che ci circonda, nell&#8217;illusione che gli affari e il saccheggio siano l&#8217;unica modalità di intrattenere rapporti con l&#8217;ambiente e il territorio che abbiamo ricevuto in consegna dai nostri avi e predecessori. </p>
<p>Che cosa lasceremo in eredità alle future generazioni ?</p>
<p>Andrea</p>
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