La vasca motorizzata domenicale

solitudine in auto

Girano, girano in solitudine.

Stanno in fila disciplinati protetti dal loro vestito metallico a quattro ruote, solitari. E’ domenica pomeriggio. Ben vestiti, curatissimi, i capelli ben pettinati, le camicie fresche di bucato.

Eppure soli. Quasi ipnotizzati dall’autoradio, dalle cronache delle partite, dalle classifiche musicali.

Automobili pulitissime, impeccabili, modelli costosi e trendy, le carrozzerie prevalentemente argentee e nere. Belle, non c’è dubbio.

Il nero prevale anche nell’abbigliamento.

Dove vanno? Oggi è un giorno di festa, non si lavora.

Guardo il loro lento procedere. E penso a quanto spazio possa occupare una persona che decide di muoversi solitaria con automobili da 4 o 5 posti. Bellissime scatole metalliche.

Forse cercano un parcheggio? No, non può essere. Sono girotondi inutili, gli spazi sono saturi. I posti auto sono pieni.

Penso a come sia impossibile conoscerli, sono protetti nel loro guscio motorizzato che infondo rappresenta una parte di loro.

Eminenti sociologi ci insegnano che gli stili di consumo definiscono l’identità, però vedendo queste donne e questi uomini così assorti e presi da loro stessi penso che il consumismo estremo li abbia, ci abbia, alienati.

Credo che ci abbia tagliato i ponti, abbia tolto a tutti noi la possibilità di rompere le metalliche corazze dell’incomunicabilità.

La dimensione del villaggio, della comunità è persa per sempre. Viviamo, senza rendercene conto abbastanza, in una società in cui gli individui sono definiti da una seria di gusci esteriori e in quanto tali, gusci! Solo simulacri!

Così le nostre dimensioni interiori, i nostri nuclei vitali scompaiono nell’enorme orgia mercantilista. Ci siamo persi?! Dove siamo?

E la domenica che un tempo era un giorno dedicato alla famiglia e alla socialità, diventa oggi una lunga interminabile colonna di cuori solitari.

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