L’Italia in Europa !?
mercoledì 27 giugno 2007Godetevi questo splendido cameo di Bruno Bozzetto:
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Godetevi questo splendido cameo di Bruno Bozzetto:

Walter Veltroni è ormai stato designato come lider maximo della nuova formazione politica che segnerà - ci dicono - il futuro della “sinistra” italiana: il Partito Democratico.
Che fantasia! Sono anni che si associa il buon Walter all’immagine di una sorta di “Kennedy all’amatriciana”, all’idea di un leader “nuovo”, “buono”, “democratico”, una sorta di Papa Buono della politica italiana che sollevi il Paese dal guado in cui gli ultimi anni di malgoverno l’hanno cacciato.
Dunque si sa già chi vincerà la corsa alla segreteria. In TV si parla solo di Lui: manca solo l’incoronazione da parte del giornalista dal nome di insetto che voi tutti conoscete…
Poi ci vengono a dire che verranno fatte le primarie per far sì che l’elettorato di “sinistra” possa scegliersi un rappresentante e dare così una “verniciata” democratica all’incoronazione del leader designato.
Scelta ipocrita! Si sa già che il buon Walter, col suo faccione buonista e la sua malleabilità mozzarellesca sarà il segretario del nuovo partito e verrà eletto, perché non avrà avversari, un po’ come accadde per Prodi durante le ultime primarie del centrosinistra.
Ma chi l’ha designato come leader? Forse la sua partecipazione al Gruppo Bilderberg di qualche anno fa ha influito sulla sua carriera?
Ma i vecchi partiti non erano già sufficienti? Perché creare un nuovo partito? A che serve? Cosa c’è dietro?
Quali innovative proposte, quale spinta al cambiamento può dare in Italia un partito che vorrebbe riecheggiare il famoso “I have a dream” della “sinistra” americana in un contesto come il nostro dove la percentuale dei pregiudicati in Parlamento rispetto al totale dei parlamentari è superiore a quella dei malavitosi rispetto a tutta la popolazione del Rione Scampia a Napoli?
Una nuova formazione, una nuova macchina burocratica da sostenere. Chissà quanti riciclati si intrufoleranno nel nascituro PD dalla faccia di mozzarella.
Mi viene in mente Kennedy quando diceva “…porteremo l’uomo sulla Luna entro la fine del decennio” (anni 60): il buon Walter ci porterà dritti dritti su una luna di mozzarella.

Le vacanze a Cattolica, e presso la Riviera Adriatica in generale, vanno di anno in anno sempre più assumendo la forma a “macchia di leopardo”.
I turisti, specialmente quelli provenienti dalle città del centro-nord Italia, si ammassano sulle autostrade in date ed orari predefiniti creando ingorghi pazzeschi.
Il traffico si blocca per ore e ore nei punti nodali della nostra rete autostradale, uno per tutti la zona compresa tra Modena e Bologna. Il tutto è ormai di una prevedibilità meccanica.
Nessuno però fa nulla per evitare questo malsano e insensato accalcarsi verso le località balneari dove i weekender fuggono, per uno o due giorni al massimo, dalla soffocante calura delle città .
Il fenomeno riguarda dunque le ore dal venerdì notte al sabato tarda mattinata nei weekend da metà giugno a metà agosto.
Tutti lo sanno, eppure tutti partono contemporaneamente.
Come nei mesi invernali ci si accalca presso gli enormi centri commerciali in orari e date prestabilite, creando disagio agli addetti alla vendita e ai cittadini che vivono nelle zone limitrofe ai grandi magazzini, lo stesso fenomeno avviene presso le località di vacanza a causa di questo turismo mordi e fuggi. Tutto ciò evidentemente piace, o forse viene ritenuto essere il male minore…
Ferie scaglionate e turni nei week end sono forse idee improponibili in Italia?
Dobbiamo rassegnarci ad un modello di turismo così male organizzato e stressante per i turisti e gli operatori del settore?
Ricordo un milanese che in un affollato agosto a Cattolica di qualche anno fa disse: “Qui si che ci si rilassa!“. Il tipo in questione trovava rilassante il tran-tran vacanziero in alta stagione.
Forse aveva ragione: anche il peggiore agosto con il peggiore caldo e il peggiore affollamento in Riviera non è mai paragonabile agli ingorghi stradali delle nostre città industriali
Si ha come l’impressione che il fenomeno non sia un mero effetto collaterale di città invivibili in estate, ma la conseguenza della semplice voglia dei nostri connazionali di partecipare ad un raduno di vacanzieri che cercano la calca perché conducono una vita solitaria, asociale.
Forse questi weekender cercano un bagno di folla, come alle partite allo stadio o ai concerti rock…

(foto Peacereporter)
Finalmente Rahamatullah Hanefi è un uomo libero.
Una vita da precario
senza santi in paradiso
nato senza amici buoni
lavorare senza onori
Una vita da precario
senza compiti precisi
a coprire certe zone
senza essere omertosi
Lì
sempre lì
senza un soldo
e non ne hai, stai lì
Una vita da precario
che guadagna sempre poco
e il guadagno deve darlo
a chi ha le redini del gioco
Una vita da precario
che natura non ti ha dato
un guadagno garantito
nè diritti che peccato…
Lì
sempre lì
lì col prezzo
che pagherai, stai lì
stai lì
sempre lì
sei un mezzo
non ce la fai
non ce la fai
stai lì
Una vita da precario
da uno che si brucia presto
perché quando hai dato troppo
devi andare e fare posto
una vita da precario
lavorando CO.CO.PRO.
anni di sfortuna
vinci casomai la luna
Lì
sempre lì
lì col prezzo
che pagherai, stai lì
stai lì
sempre lì
sei un mezzo
non ce la fai
non ce la fai
stai lì…

Sono stato fedele utilizzatore di Win dal lontano 1994, anno in cui acquistai un fiammante, per l’epoca, PC 486 a 66 Mhz.
Il mio primo computer montava come sistema operativo l’accoppiata MS Dos e Win 3.1
Al tempo desideravo ardentemente un computer della mela, ma ahimè le mie possibilità finanziarie rendevano le creature made in Cupertino sogni irrealizzabili, veri e propri frutti proibiti.
Mi accontentavo dunque di un surrogato, una copia, un derivato.
Come tutti gli utenti di quel periodo non vedevo l’ora che uscisse l’innovativo Win 95 per provare per la prima volta sul mio PC l’ebbrezza del multitasking.
Questa ebbrezza arrivò ma portò con sè anche un mastodontico carico di bachi, schermate blu e comportamenti schizofrenici del nuovo sistema operativo e le conseguenti notti insonni per cercare di porvi rimedio.
Le cose si stabilizzarono con Win 98, ma il rapido diffondersi del web poneva problemi imprevedibili che esplosero clamorosamente alcuni anni dopo con l’introduzione di Win XP.
Nel 2001 finalmente comprai un Mac G4 466 con il vecchio os 9.1: una macchina più che discreta, affidabile, solida e soprattutto essenziale. Ma ancora non avevo trovato la mia Via Informatica.
La vera svolta è stata l’introduzione di OS X che a partire dalla versione 10.3 (Panther) andò a sostituire l’obsoleto Mac Os 9.1 e ad affiancarsi ad XP sulla mia scrivania.
A quel punto avvenne il misfatto che mi condusse ad abbandonare le malefiche finestre: l’hard disk del mio PC, che conteneva il backup dei dati importanti, venne raso al suolo da un virus che il mio antivirus non aveva rilevato.
L’indomani smontai il PC e riutilizzai lo stesso disco rigido dopo averlo adeguatamente formattato sul mio Mac.
Le due macchine montavano infatti hardware simile e compatibile: mi dedicai dunque ad una sorta di ibridazione tra i due mondi. Decisi poi, dopo avere potenziato il Mac con l’upgrade del processore e di altri componenti hardware, di provare a vivere senza Win. Nonostante alcune crisi di astinenza ci riuscii.
Oggi posso dirmi finalmente guarito da questa sorta di malattia informatica che crea assuefazione…
Vivo appieno la mia esperienza informatica sul Mac, faccio grafica, programmazione web, musica, scrivo testi, navigo, mando email. Insomma tutto quello che facevo prima con XP.
La mia produttività si è incrementata notevolmente e ora mi chiedo come potessi fare a meno di questo spettacolare sistema operativo. Tutto è semplice e fluido, tutto è coerente e funziona!
La semplicità è la sua forza, non ha virus, non si blocca, insomma lavora. Dal 2005, anno in cui mi sono disintossicato dagli schemi mentali del win-pensiero, non ho dovuto reinstallare il sistema operativo e i programmi non si sono mai “corrotti”.
Non ho mai perso un file, ed ha ragione chi dice che salvare un file su un Mac è come metterlo in cassaforte. Per saperne di più su come switchare da Win a Mac ecco un sito interessante.
Passate a Mac e non dovrete più pensare a come far funzionare il vostro computer!
Nel frattempo godetevi questo simpatico spot sui virus del PC…
Navigando qua e là mi sono imbattuto in questa autentica perla, un video amatoriale che mette assieme i mitici slogan di Cettola Qualunque, storico personaggio del comico Antonio Albanese, alcuni video di repertorio (molto azzeccati e “pacchiani” dati i personaggi coinvolti) ed un sottofondo hip hop…
Questo filmato propone dunque una riflessione sulle correlazioni esistenti tra i vari regimi dittatoriali della storia, i presidenti più o meno populisti, le promesse elettorali e la sessualità del popolo dei votanti…
Godetevi il rap!

A pochi chilometri da Cattolica abbiamo un autentico tesoro, un distillato della migliore architettura e arte rinascimentale, uno splendido diamante incastonato tra le colline del Montefeltro: Urbino.
Raffaello, Piero della Francesca, Laurana e tanti altri eminenti esponenti del Rinascimento italiano ci aspettano presso la Galleria Nazionale nel Palazzo Ducale.
Ecco un video prodotto dall’Università degli Studi di Urbino che rievoca, con alcuni figuranti, alcune atmosfere tipicamente rinascimentali presso questo autentico gioiello d’arte:

Ero presente a Genova durante il G8 nel 2001 e vissi in prima persona il dramma della repressione più bieca ed ingiustificata da parte delle forze dell’ordine contro un corteo autorizzato e pacifico. Lasciavano che i black block sfasciassero la città prendendosela poi con i manifestanti pacifici, cittadini inermi che erano lì a dimostrare il loro dissenso con le politiche dei grandi della terra.
Così, una volta tornato, animato da un mix di rabbia e desiderio di giustizia (e di denuncia) inviai questa mia testimonianza ai giornali:
“Questa lettera vuole essere la testimonianza di come le forze dell’ordine presenti ieri a Genova abbiano attaccato persone che stavano manifestando pacificamente.
Questi sono i fatti: alle ore 15 circa di sabato 21 luglio, mi trovavo assieme ad altri manifestanti sul lungomare di Genova. Eravamo fermi, pacifici, inerti. In lontananza si vedevano i fumi dei gas lacrimogeni. Le forze dell’ordine avanzavano contro il corteo che era stato diviso in due tronconi. Noi presumibilmente eravamo vicino alla testa del secondo troncone, impossibilitati a muoverci.
Alcuni militanti proponevano di scendere verso il mare. Questa ipotesi poi è stata scartata per la presenza di frange violente armate di spranghe vicino alla riva.
Altri volevano tornare indietro, a ritroso, ma questo era impossibile per la pressione di centinaia di manifestanti che avanzavano. Nessuno sapeva dove andare. Così alla fine siamo rimasti fermi ed inerti.
Assieme a me c’erano rappresentanti di Rifondazione, Lega Ambiente, Verdi e Fiom.
Ad un tratto è partito un attacco violentissimo. La piazzetta era affollatissima e c’era poco spazio per muoversi. Ho realizzato che io e gli altri manifestanti eravamo in trappola. Mi sono arrampicato su una collinetta erbosa, poi a fatica su un albero; avevo macchina fotografica e zaino. Sentivo le persone urlare disperatamente, ho sentito tre o quattro spari. Continuavo disperatamente ad arrampicarmi. Ad un certo punto ho visto tre giovani distesi alla mia destra e, tra questi, una ragazza che mi ha detto “di qui non si sale più”. Mi sono gettato a terra. L’atmosfera si faceva più grigia e i suoni dientavano sempre più ovattati. Sentivo il gas aumentare. Presumibilmente hanno lanciato dei lacrimogeni sugli alberi sotto cui ero rifugiato. Sentivo il rumore assordante del velivolo che era sopra di noi e da dove presumibilmente è partito l’attacco. Non avevo mascherina antigas, nulla. Ho cercato di proteggermi il viso con la maglia, poi ho usato il cappellino. Ho infilato la faccia in una buca di terra. Non riuscivo a respirare e lacrimavo copiosamente. Sentivo tossire e gente che gemeva. Ero preoccupato per la sorte dei miei amici. Ho pregato che finisse, che il gas se ne andasse, era un incubo. Fino a quel momento la manifestazione era sata una festa per noi. E all’improvviso…
Poi il gas se ne è andato. Stavo malissimo. Ho alzato il capo e ho guardato la condizione dei ragazzi che erano distesi vicino a me. Stavano malissimo e gemevano. Ad un certo punto ci hanno chiamati ed obbligati a scendere dalla zona in cui ci eravamo rifugiati. Subito ho pensato che volessero arrestarci o malmenarci, poichè dal tono della voce sembravano forze dell’ordine. Poi gli ho visti, erano in borghese. Ci hanno detto di dirigerci a mani alzate verso la polizia. Così abbiamo fatto. C’erano alcuni operatori TV e telecamere. Mi sono coperto il viso e mi sono diretto verso il mare. C’era del sangue per terra e un’autoambulanza.
Non mi hanno manganellato, non mi hanno arrestato, ero libero, con occhi gonfi, gola secca, emicrania e diverse escoriazioni sulle gambe.
Sono sceso verso il mare. Ho incontrato altri manifestanti tra cui due anziane signore. Una di queste mi ha detto di avere subìto una manganellata sulla testa. L’altra di avere evitato per un soffio un calcio di un poliziotto.
Tutti i miei amici e compagni sono stati dispersi. I cellulari non funzionavano. Era impossibile rintracciarsi ed avere notizie sulle nostre condizioni di salute. Pensavo: - ma come è possibile? Se una persona è ferita o ha un malore non può mettersi in contatto con chi possa prestarle aiuto! - La preoccupazione dunque aumentava per questo black out informativo e non avevo notizie di nessuno. Tale situazione è perdurata per circa mezz’ora. Poi finalmente sono riuscito a parlare con qualcuno che fortunatamente mi ha tranquillizzato sulla condizione degli altri.
Questi fatti sono una piccola testimonianza di come le forze dell’ordine si siano accanite senza alcun motivo sui manifestanti pacifici. Lo trovo profondamente ingiusto ed antidemocratico.
Perché noi manifestanti pacifici dobbiamo mettere a repentaglio la nostra incolumità - ed anche la nostra vita nei casi più estremi - per gli atti violenti compiuti da pochi facinorosi? Perchè il conto lo paghiamo noi?
Perché ci viene impedito di esprimere pacificamente le notre idee?”
Ecco alcune testimonianze filmate di quei giorni terribili:

Tutti oggi si riempiono la bocca con la parola “libertà ”: la “casa della libertà ”, la libertà di farsi gli spinelli, di abortire, di scegliere come morire, di consumare, inquinare, la libertà di coscienza, il libero mercato…
Addirittura ci siamo dati il diritto, noi occidente, di insegnare agli altri popoli che cosa sia la libertà . Noi, maestri di libertà e di civiltà , noi eredi dell’illuminismo e della filosofia greca, di Kant e del razionalismo, vogliamo che la nostra idea di libertà si diffonda in tutto il mondo. Usiamo le buone ma anche, e soprattutto, le cattive.
Così insegnamo cos’è la libertà invadendo gli “stati canaglia”, distruggendo interi paesi con il fosforo bianco, seminando bombe a grappolo e mine anti-uomo. Imprigionando e torturando i “nemici della libertà ” a Guantanamo e Abu Ghraib.
Aiutiamo l’emancipazione delle donne nei paesi musulmani con quella che Umberto Eco definisce la “neo-guerra” cioè una guerra mai dichiarata, combattuta in modo asimmetrico e dove le vittime sono per il 90% civili inermi.
Questa è la nostra libertà , la libertà dei predoni, la libertà dei conquistadores, la libertà da far west.
Uomo del mio tempo
Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
- t’ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
- Andiamo ai campi. - E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
Salvatore Quasimodo