G8 a Genova: per non dimenticare

Ero presente a Genova durante il G8 nel 2001 e vissi in prima persona il dramma della repressione più bieca ed ingiustificata da parte delle forze dell’ordine contro un corteo autorizzato e pacifico. Lasciavano che i black block sfasciassero la città prendendosela poi con i manifestanti pacifici, cittadini inermi che erano lì a dimostrare il loro dissenso con le politiche dei grandi della terra.
Così, una volta tornato, animato da un mix di rabbia e desiderio di giustizia (e di denuncia) inviai questa mia testimonianza ai giornali:
“Questa lettera vuole essere la testimonianza di come le forze dell’ordine presenti ieri a Genova abbiano attaccato persone che stavano manifestando pacificamente.
Questi sono i fatti: alle ore 15 circa di sabato 21 luglio, mi trovavo assieme ad altri manifestanti sul lungomare di Genova. Eravamo fermi, pacifici, inerti. In lontananza si vedevano i fumi dei gas lacrimogeni. Le forze dell’ordine avanzavano contro il corteo che era stato diviso in due tronconi. Noi presumibilmente eravamo vicino alla testa del secondo troncone, impossibilitati a muoverci.
Alcuni militanti proponevano di scendere verso il mare. Questa ipotesi poi è stata scartata per la presenza di frange violente armate di spranghe vicino alla riva.
Altri volevano tornare indietro, a ritroso, ma questo era impossibile per la pressione di centinaia di manifestanti che avanzavano. Nessuno sapeva dove andare. Così alla fine siamo rimasti fermi ed inerti.
Assieme a me c’erano rappresentanti di Rifondazione, Lega Ambiente, Verdi e Fiom.
Ad un tratto è partito un attacco violentissimo. La piazzetta era affollatissima e c’era poco spazio per muoversi. Ho realizzato che io e gli altri manifestanti eravamo in trappola. Mi sono arrampicato su una collinetta erbosa, poi a fatica su un albero; avevo macchina fotografica e zaino. Sentivo le persone urlare disperatamente, ho sentito tre o quattro spari. Continuavo disperatamente ad arrampicarmi. Ad un certo punto ho visto tre giovani distesi alla mia destra e, tra questi, una ragazza che mi ha detto “di qui non si sale più”. Mi sono gettato a terra. L’atmosfera si faceva più grigia e i suoni dientavano sempre più ovattati. Sentivo il gas aumentare. Presumibilmente hanno lanciato dei lacrimogeni sugli alberi sotto cui ero rifugiato. Sentivo il rumore assordante del velivolo che era sopra di noi e da dove presumibilmente è partito l’attacco. Non avevo mascherina antigas, nulla. Ho cercato di proteggermi il viso con la maglia, poi ho usato il cappellino. Ho infilato la faccia in una buca di terra. Non riuscivo a respirare e lacrimavo copiosamente. Sentivo tossire e gente che gemeva. Ero preoccupato per la sorte dei miei amici. Ho pregato che finisse, che il gas se ne andasse, era un incubo. Fino a quel momento la manifestazione era sata una festa per noi. E all’improvviso…
Poi il gas se ne è andato. Stavo malissimo. Ho alzato il capo e ho guardato la condizione dei ragazzi che erano distesi vicino a me. Stavano malissimo e gemevano. Ad un certo punto ci hanno chiamati ed obbligati a scendere dalla zona in cui ci eravamo rifugiati. Subito ho pensato che volessero arrestarci o malmenarci, poichè dal tono della voce sembravano forze dell’ordine. Poi gli ho visti, erano in borghese. Ci hanno detto di dirigerci a mani alzate verso la polizia. Così abbiamo fatto. C’erano alcuni operatori TV e telecamere. Mi sono coperto il viso e mi sono diretto verso il mare. C’era del sangue per terra e un’autoambulanza.
Non mi hanno manganellato, non mi hanno arrestato, ero libero, con occhi gonfi, gola secca, emicrania e diverse escoriazioni sulle gambe.
Sono sceso verso il mare. Ho incontrato altri manifestanti tra cui due anziane signore. Una di queste mi ha detto di avere subìto una manganellata sulla testa. L’altra di avere evitato per un soffio un calcio di un poliziotto.
Tutti i miei amici e compagni sono stati dispersi. I cellulari non funzionavano. Era impossibile rintracciarsi ed avere notizie sulle nostre condizioni di salute. Pensavo: – ma come è possibile? Se una persona è ferita o ha un malore non può mettersi in contatto con chi possa prestarle aiuto! – La preoccupazione dunque aumentava per questo black out informativo e non avevo notizie di nessuno. Tale situazione è perdurata per circa mezz’ora. Poi finalmente sono riuscito a parlare con qualcuno che fortunatamente mi ha tranquillizzato sulla condizione degli altri.
Questi fatti sono una piccola testimonianza di come le forze dell’ordine si siano accanite senza alcun motivo sui manifestanti pacifici. Lo trovo profondamente ingiusto ed antidemocratico.
Perché noi manifestanti pacifici dobbiamo mettere a repentaglio la nostra incolumità – ed anche la nostra vita nei casi più estremi – per gli atti violenti compiuti da pochi facinorosi? Perchè il conto lo paghiamo noi?
Perché ci viene impedito di esprimere pacificamente le notre idee?”
Ecco alcune testimonianze filmate di quei giorni terribili:
20 maggio 2008 alle 18:20
La seconda razione è la la rabbia, naturalmente. Ma dopo mezz’ora di violenze, riesco solo a pensare che sia agghiacciante.. e quel che è peggio, che non hanno pagato.
e quel che è ancora peggio, che non si sono fermati al 2001!
Dio. in che paese vivo.