Una delle tanti stressanti estati di lavoro…

traffico

Vivo in una cittadina che in estate diventa insopportabilmente stressante per chi ci lavora. E’ vero non è una bella pubblicità per il luogo in cui vivo, ma questo è ciò che sento di esprimere essendo parte in causa e lavorando come segretario di hotel stagionale. Mi spiace per i miei concittadini albergatori a loro volta super-stressati che mai ammetteranno pubblicamente di essere tali, ma ciò che scrivo è un fatto innegabile che tutti sanno e ormai danno per scontato.

Il turismo dei week-ender in cerca di uno sprazzo di sole e di un po’ d’aria di mare in fuga dallo stress delle città del nord Italia contribuisce in larga parte ad innalzare la tensione, ad aumentare il nervosismo, che, come al solito raggiunge il suo apice in Agosto, il mese degli italiani in ferie.

I ragazzi-operai che girano incessantemente per le strade a scaricare le bibite o i sacchi della lavanderia presso le varie strutture turistiche sono i primi forse a pagarne le conseguenze. Pressati da datori di lavoro che esigono da loro una produttività quasi fossero macchine alimentate da batterie inesauribili, stressati dalle esigenze degli albergatori che necessitano di assoluta puntualità perché non possono permettersi di rimanere senza lenzuola pulite o senza bevande, girano girano girano come trottole impazzite, come guerrieri furiosi sui loro piccoli camion.

Spesso li vedi trafelati con le bollette (i documenti di trasporto) tra i denti, con due fusti di birra, uno per braccio…

Potrebbero benissimo trasportare ordigni bellici e avere un pugnale al posto del foglio delle consegne…

Quando osservo il traffico sulle strade vicine al mare nelle mattine in cui spira lo scirocco, mi sembra di vivere in una sorta di brodo primordiale popolato da autobus, camion della spazzatura, auto strombazzanti in colonna, motorini… Un liquido ai primordi dell’evoluzione sulla Terra dove strani esseri cercano di sopravvivere e di transitare sia nello spazio, sia nel tempo.

Tutti i lavoratori stagionali fanno il conto alla rovescia quasi come sotto la naja: mancano x giorni all’alba… Non vedono l’ora infatti che arrivi Settembre, il mese della chiusura e del congedo, dove si tirano le prime somme sull’andamento del turismo e di come è andata l’estate che si sta concludendo. Una delle tanti stressanti estati di lavoro.

2 Commenti a “Una delle tanti stressanti estati di lavoro…”

  1. Andrea scrive:

    Ciao,

    Che contrasto, mi dico, tra le immagini idilliache che propagadano le località turistche sui depliant e la cruda realtà del traffico urbano e delle folle che si accalcano con affanno alla ricerca di un’oasi di felicità, relax e benessere.

    A questo proposito lo scrittore, teatrante e acuto osservatore della realtà Guido Ceronetti ebbe a notare in un articolo apparso qualche anno fa sul quotidiano “La Stampa” quanto segue :

    (…)
    “Intendo commentare il dépliant turistico di tutti gli enti e aziende autonome che, con protervia, non fanno che esporre bellezza (natura, angoli caratteristici, ritagli di coste, mari incontaminati), bellezza statica, tutta a colori, allo scopo di attirare folle perfettamente ampuate del senso del bello in luoghi dove saranno depredate dagli operatori del settore, grandi venditori del brutto.

    (…) Il brutto è tanto, nei luoghi proclamati di bellezza inarrivabile da quei fogli colorati e gratuiti, un brutto così evidente, così ingombrante, così schiacciante che avvicinandoci alla località propostaci dal depliant, la nostra paura di trovare realmente tutto ciò che il testo promette svanirà subito, all’apparire dei garages del nostro hotel e ne saremo intimamente contenti.

    (…) Guai se le folle trovassero veramente il paesaggio promesso ! Solo dalla felice combinazione della falsa bellezza in carta patinata coll’irresistibile brutto reale dipende la fortuna materiale delle località vantate.

    Per far partire le folle ci vuole l’esca della bellezza : per trattenerle nel posto dove l’esca ha funzionato e farcele tornare ogni anno più numerose, è indispensabile la colossale attrezzatura del brutto, la sua potenza trasformatrice …

    E sul traffico e le auto :

    “…L’adattamento all’automobilismo generalizzato di città nate duemila anni fa, quando nessuno dei loro aruspici era stato in grado di prevedere il parcheggio, si può considerarlo avvenuto : le città italiane, disposte a qualsiasi tipo di resa, non hanno avuto aculei nei confronti dell’automobile. Renitenze e ritrosie venivano esclusivamente da mura, monumenti e configurazioni urbane fuori moda, alberi : cose tradizionalmente silenziose ; ma l’entusiasmo popolare per le quattro ruote avrebbe abbattuto mille Rome antiche, figuriamoci qualche logoro impaccio urbanistico incapace di parcheggio.

    (…)
    Il fatto che le macchine non vogliano saperne di rinunciare alla mischia, rende tutto vano : non le domi, non le controlli…
    Si riesce appena a targarle, ed eccole partite, neanche chi è alla guida sa bene dove vanno. E’ significativo che sempre chi è alla guida gridi all’altro, ma dove vai?

    Come si può resistere ai Metalli Organizzati, alla Federazione dei tubi di scappamento, a Comunione e Motorizzazione a un’aggressione notturna di diesel autonomi?

    L’inorganico è una forza tremenda che ha invaso tutto. (…) Le isole pedonali non sono luoghi allegri, ma somigliano a lager commerciali che si percorrono freneticamente per acquisti di pullover, dischi e altri oggetti per dimenticare, a condizione di aver risolto il problema dell’Uomo di Oggi : trovare un parcheggio.

    Andrea

  2. Fabio Ronci » Blog Archive » Gioioso mito turistico scrive:

    [...] estenderei questa idea di loop ricorsivo a tutta la vita del turista, dell’albergatore e di tutti i lavoratori stagionali nel suo complesso, figure che vivono in simbiosi e che sono complementari. Non è solo un problema [...]

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