I “Vaffanculo” non mi piacciono
mercoledì 30 aprile 2008 
I “Vaffanculo” urlati non mi piacciono. La parolaccia violenta e provocatoria mi urta. La trovo fastidiosa. Trovo anche fastidioso che il protagonista dei V-Day urli continuamente. Beppe Grillo ha trovato un format che ripete all’infinito e che gli permette di vivere in modo agiato e di essere ancora sulla cresta dell’onda. Intendiamoci: il comico genovese mi è sempre piaciuto. Lo seguo da quando era in Rai, da “Te lo do io l’America” passando per i vari Fantastico e Sanremo. Ho assistito anche ad un suo spettacolo dal vivo prima che aprisse il blog.
Ora però non lo sopporto più. Anche se ritengo che le sue battaglie siano sacrosante, giustissime, il modo in cui si pone non mi piace. Non è piacevole assistere a Beppe che arringa la folla sempre contro qualcosa o qualcuno. E’ un approccio troppo negativo. Nella parola “Vaffanculo” c’è ben evidente una protesta fine a se stessa. Ed essa è, seppure involontariamente, l’incarnazione del massimo qualunquismo. Tutto questo mi suona macchiato di una volgarità che riduce il lavoro dei gruppi di volontari dei vari meet up ad una protesta sterile che non può avere una vera presa sulla gente. Inoltre il personaggio mi sembra innalzato ad un ruolo esagerato.
E così la parte del blogger fustigatore alla lunga può stancare. Può venire meno la forza propulsiva, i ragazzi dei V-Day e tutti quelli che lo seguono ne pagherebbero le conseguenze: la loro protesta, che è giustissima, viene già stigmatizzata e etichettata come “qualunquista”. Tutto il loro lavoro di controinformazione viene già ridotto alla scomposta invettiva, al “Vaffanculo” urlato in piazza da Grillo, senza una prospettiva politica credibile.
Un’altra cosa: nessuno dovrebbe avere l’esclusiva della lotta contro i privilegi della Casta, contro i condannati in Parlamento o per l’informazione libera: Grillo invece si pone come vertice, eroe nazionale delle battaglie di civiltà . La sua comunicazione appare come unidirezionale, piramidale. Paradossalmente, Beppe usa il blog e i V-Day come quelle trasmissioni televisive dove il piduista più famoso d’Italia non ha contraddittorio… Anche se si sono create reti di volontari come gli “amici di Beppe Grillo” e i vari “Meet Up” ci deve essere comunque sempre la sua faccia a rappresentare questi gruppi, il suo nome a identificarli. La sua benedizione, insomma.
A mio parere questo è il più grosso limite dei V Day e del movimento attorno Grillo: venuta meno la sinistra in Italia, si sta innalzando il comico genovese ad icona delle battaglie di civiltà . E questo è profondamente sbagliato, perché la lotta politica non spetta a lui.
Infondo Beppe è solo un comico, non un politico. Lo dice lui stesso.


